by Toscana Chen
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on 28 Agosto, 2017
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Sono Alessio Tanturli, responsabile ITKA per la Toscana.
Volevo informarvi che da questo ottobre in Toscana inizierà un percorso di studi che avrà come oggetto il Nei Gong, il lavoro interno, condotto direttamente dal M. Pace che proporrà il sistema adottato dall'International Taijiquan Kung fu Association (ITKA).

L'ITKA e' una scuola internazionale che grazie al M. Pace, ma anche ai diversi maestri che con serietà e professionalità portano avanti il sistema, negli ultimi anni ha avuto importanti riconoscimenti, oltre che diverse collaborazioni e condivisioni con maestri cinesi di indiscussa abilità; questi, molte volte, anche con manifesto stupore, hanno riconosciuto le abilità del maestro Pace e la validità del sistema, riconoscimento che si è tradotto oltre che con pubbliche dichiarazioni anche con certificati formali che legittimano nero su bianco il sistema ITKA. 
Sperando di fare cosa gradita ai lettori eventualmente interessati e incuriositi, ho chiesto al M. Pace di spiegarci che cosa intende per lavoro interno e quali siano i presupposti necessari per la sua comprensione.

Risposta del M. Pace.
"Il lavoro interno rappresenta una grossa opportunità di crescita, è un lavoro di Alchimia, di trasformazione, un lavoro metafisico che segue una ascesa illimitata, indefinibile, ma per realizzarlo bisogna avere un metodo, un sistema collaudato, soltanto così il maestro può guidare l'allievo in questo lungo percorso.
Bisogna aver appreso le parti del sistema, di un sistema, averne appreso profondamente i fondamentali, è necessario poi farne intima esperienza, sperimentando e metabolizzando. Il lavoro interno piano piano si manifesta attraverso capacità fisiche e mentali. 
La realizzazione è a 360 gradi , l'aspetto energetico riguarda ogni aspetto della nostra esistenza. In tale percorso di ascesa tante sono le insidie che bisogna evitare. Il nostro ego, subito dopo i primi livelli, potrebbe prendere il sopravvento e cominciare ad usare la trasformazione ottenuta per vantaggi personali, a questo punto il percorso rimane legato a ciò che è terreno, interessi, brama di potere, tutto sfuma nell'apparire con l'obbiettivo dell'ottenimento di ciò di cui il nostro ego ha bisogno... è come cucirsi un vestito d'alta moda e indossarlo per apparire ciò che si vorrebbe essere ma che semplicemente non si è.
Le abilità, il Kung Fu mediocre di solito si ferma a questo. Un buon maestro che abbia investigato se stesso comprende e guida fino a quando l'allievo riesce a seguire, difficilmente rinuncia all'allievo prescelto perché sa che sarebbe una sconfitta, ma lo pone, ogni qual volta sia necessario, di fronte alla scelta di proseguire il percorso verticale o scegliere la via orizzontale, quella della crescita apparente... anche in questo caso è una sconfitta, anzi la peggiore, perché e' un danno per la comunità...
Quest'anno proporrò il mio sistema, scorporandolo, almeno formalmente, dallo stile attraverso il quale mi sono formato e di cui ho fatto esperienza, cercherò di proporre il percorso da seguire in maniera semplice, non sarà una moltitudine di esercizi di genere diverso, ma un programma connesso con visualizzazioni precise, la comprensione delle quali daranno la possibilità di accedere ai livelli superiori. Il lavoro vivrà dell'interazione di due parti, chi insegna e chi apprende, si lavorerà in modo tale che gli studenti possano accedere ai livelli man mano superiori, qualora ce ne siano i presupposti. 
Spero che i partecipanti siano motivati, che non abbiano aspettative facili, ma che soprattutto affrontino questo importante percorso con animo genuino e sincero, perché da ciò ne dipenderà il vantaggio a cui si aspira. 
Con questi presupposti non ho alcun dubbio sull'efficacia del sistema e dell'utilità che ogni partecipante potrà trarne sia a livello salutare e di benessere generale che, per chi interessato, a livello marziale."

Per informazioni sul corso contattarmi in privato su facebook o scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

by Toscana Chen
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on 21 Settembre, 2015
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(di Gianfranco Pace)

Praticare Taijiquan significa acquisire una nuova coscienza di movimento.
Questo a mio avviso è di fondamentale importanza per comprendere realmente l'arte.
Da piccoli abbiamo imparato a camminare, abbiamo migliorato il nostro equilibrio, con il tempo e con le attività sportive abbiamo migliorato la nostra coordinazione corporea ma tutto ciò ha nulla o poco a che vedere con il movimento Taiji. Bisogna costruire attraverso una pratica consapevole una nuova coscienza di movimento che con il tempo diverrà un "modo di muoversi".
Per fare ciò, una volta compresa la possibilità di lasciarsi andare alla forza di gravità e aver appreso come ordinare la struttura, è necessario comprendere la possibilità che il nostro corpo ha di espandere e contrarre, ciò dona elasticità e morbidezza fisica e mentale, bisogna sperimentare il movimento a spirale che non ha fine, bisogna creare ogni gesto tenendo conto dell'oscillazione al centro, cioè quell'oscillazione costante che non crea alcuna tensione durante il movimento. Muovere il corpo nello spazio su un solo punto diventa "volare".. Tutti questi "elementi del movimento" vanno studiati, approfonditi separatamente per essere poi uniti in un solo gesto. A questo punto l'esperienza del concetto di connessione crea relazioni naturali tra mente e corpo, tra le parti del corpo, tra l'individuo e l'universo. A questo punto tutto è uno, ci si armonizza e le "diecimila cose si realizzano".
Questo processo non ha fine, può essere compreso dalla mente ma se non è sperimentato costantemente nel nostro corpo, nel fluire naturale del movimento, non ha valore.
La sincerità nella pratica diventa fondamentale, l'arte marziale è mezzo di Crescita, non ci si deve raccontare...solo il confronto con l'altro potrà accrescere la nostra consapevolezza, solo il confronto ci renderà coscienti dei nostri limiti, soltanto il confronto ci darà la possibilità di superarli ed essere liberi.
'Il taijiquan che splendida cosa!'
by Toscana Chen
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on 07 Novembre, 2013
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E’ domenica sera, l’ultimo di 3 giorni interamente dedicati alle Arti Marziali, trascorsi insieme al Maestro Pace e a tanti altri amici dell’ITKA, tra gare, dimostrazioni e lezioni di Taiji Quan a Carrara.

Come ogni volta, gli arrivederci e gli abbracci tra noi sanciscono la fine di questa ennesima “avventura” a cui l’ITKA ha partecipato unita come sempre ma mai omologata. E’ proprio questo il bello della nostra scuola, ognuno di noi rispetta i principii e ne da un colore e una sfumatura personale, creando un meraviglioso arcobaleno, non solo nella pratica del Taiji quan ma anche nella vita quotidiana. La sensazione è quella di essere sempre insieme pur mantenendo ognuno la propria individualità e questo mi da un senso di appartenenza e di libertà che reputo un gioiello raro. Il merito va in primis al Maestro Pace, che con il suo esempio ci da costantemente una linea guida da seguire, ma anche ogni istruttore, allenatore e praticante della scuola, rinforza con il proprio essere questa armonia, questo equilibrio dinamico e mutevole che trasforma singole gocce d’acqua in un fiume potente che prosegue il cammino con determinazione. 

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